September 21, 2007

MI CHIAMO PIA, RISOLVO PROBLEMI!



<-- il piu' celebre collega della Pia



La citazione Tarantiniana mi serve per introdurre una figura che recentemente e' entrata a far parte del mondo di casa Beccari: la Pia.

La Pia altro non e' che la signora che abbiamo trovato per venire a fare i lavori a casa nostra, in primis stirare e poi tutto cio' che e' possibile fare nel tempo restante.

E' stata gia' testata la settimana scorsa e oggi ha fatto il suo secondo giorno.

La ricerca non e' stata delle piu' facili: i parametri - stabiliti dalla nonna della Fra - erano molto semplici: la residenza da almeno 30 anni nel quartiere "Al Mare" (ovvero Ponte Pietra, Ruffio, Ruffio II, Villa Casone e, credo, Macerone e Capannaguzzo).

Molti nomi sono stati fatti, molti contatti presi ma quando era il momento di stringere venivano fuori le magagne: non ce la faccio coi tempi, riesco a fare solo 2 ore, ho l'artrite e voglio smettere, ho i nipotini da badare, sto a Bagnarola - che NON e' quartiere Al Mare - ecc..).

Poi un giorno, candido candido, esce fuori il cuginetto di Francesca che dice "Perche' non chiamate la nonna della mia compagna di scuola? Lei e' una che pulisce sul pulito..".

Momenti di silenzio. Poi la telefonata. E l'incontro a casa nostra.

Ovviamente a noi e' andata subito bene. Tuttavia abbiamo presentato le nostre esigenze, e lei ha detto che in una casa nuova non c'e' molto da fare (staremo a vedere..). L'unica cosa che ha chiesto - oltre ai soldi, che comunque sono veramente pochi - e' di poter essere flessibile sugli orari. Del tipo che se deve andare dal dentista alle 12, se puo' venire alle 7:30 e se trova ancora qualcuno. Noi ovviamente le abbiamo detto che non c'e' alcun problema, ma avrei voluto aggiungere "Se viene a quell'ora, magari venga anche a vedere se mi sono svegliato..".

Credo quindi di poter dire che abbiamo avuto una grossa fortuna anche questa volta, soprattutto perche' - come fa notare subito Francesca - se lei viene di venerdi' e' inutile pulire il sabato e la domenica (che pulisce sul pulito c'e' gia' la Pia), mentre durante la settimana non c'e' il tempo materiale. Quindi: non si pulisce piu'!

Ora vado: e' uscito un po' di sole (che spero abbia anche scaldato il clima) e vado a farmi un giro con il gruppo per Copenhagen.

A presto.

September 20, 2007

MENTALITA' (ovvero: in Danimarca ci mangiano in testa)



<-- Mentalità danese



Mi trovo a Copenhagen per lavoro ed il luogo che è stato scelto per fare le riunioni del progetto per cui siamo qui è una scuola superiore, l'Orestad Gymnasium, appena fuori dalla città.

Lo si raggiunge con un comodissimo treno, che viaggia su una sorta di monorotaia sospesa ad una decina di metri da terra. Si esce dalla stazione metro e ci si trova davanti ad un nuovissimo quartiere con palazzi in vetro e acciaio, circondati da giardini pieni di verde e di attrezzature in legno. Non a caso una delle strade è intitolata ad Arne Jacobsen, architetto che ha fatto la storia del design.

Si cammina un po' e poi si arriva all'edificio: una sorta di cubo in vetro con frangisole verticali colorati alle finestre e che si muovono - così dicono - con il muoversi del sole. Noi non potremo credo mai vederli in azione in quanto il tempo è grigio e di sole sembra che non se ne vedrà.

A guardarsi intorno sembra di essere in un paesaggio spaziale, o in un rendering di uno studio di architettura: palazzi in vetro, giardini, monorotaia..
Se poi si entra dentro, ecco che uno pensa "Bene, abbiamo scherzato, adesso però fatemi vedere la scuola vera e propria". Se prima infatti sembrava una cosa finta, l'ambiente dentro è talmente fantastico che sembra irreale! Appena oltrepassata la porta girevole a vetri, il primo ambiente che si vede è il bar: 9 tavoli alti neri, con sgabelli dal design fighissimo, poi una scalinata che scende, ed in ogni "pianerottolo" altri tavoli, con sedie. Le quali sedie non utilizzate sono "sospese": ogni tavolo ha infatti un sistema sotto il piano che permette di agganciare le sedie in modo da poter pulire senza doverle rovesciare sul tavolo. Geniale!!

Questa sorta di scala finisce in una vetrata che delimita questo spazio comune con la palestra. Nella quale abbiamo la fortuna di vedere l'inizio di una lezione. Premesso che le lezioni durano 100 minuti ciascuna, l'ora di educazione è così strutturata: uomini e donne insieme, musica a palla (ho avuto la fortuna di sentire un bellissimo remix di "Take on me" degli A-Ha. Del resto questa è Scandinavia, e che sia Norvegia, Svezia o Danimarca, qui è tutta una grande famiglia..), si corre a ritmo, poi ci si mette in cerchio e si iniziano gli esercizi, che sono un misto di stretching e esercizi fisici veri e propri. Intanto l'insegnante (una tizia con canottiera rosa, fuseaux blu scuro e sopra un paio di shorts in spugna color verde acqua..)cambia le canzoni a seconda dell'esercizio che deve fare. Eccezionale!! E la prima ora se ne va via così, con i ragazzi che ne hanno per il c***o di fare stretching e le ragazze che si impegnano alla maledetta (ah, c'erano anche alcune musulmane: tutte rigorosamente col velo!). La seconda ora è più "applicativa": rete di palloni da calcio, coni fosforescenti e via, nel freddo e nella pioggia, a dar calci al pallone.

Ma torniamo dentro: una enorme scala a chiocciola in legno chiaro sale dal piano terra al terzo piano, interrotta dai passaggi che portano ai singoli piani. In ogni piano ci sono le aule di lezione, tutte con le pareti in vetro, in modo che se sei alla lavagna e non ne hai un'idea tutti possono saperlo! Ogni tanto ci sono dei cilindri in legno alti più o meno 2 metri: gli armadietti personali. E poi tavoli, tavoli e tavoli.

Ad ogni angolo di ogni piano ci sono gli internet point, tutti free, e con circa una ventina di iMac ciascuno (la scuola ha circa 120 pc, tutti iMac, tra quelli pubblici e quelli regalati ai docenti).

Infine, in ogni piano, c'è un salottino circolare di colore verde acido o arancione, pieno di sacchi morbidi, dove è possibile stendersi e riposarsi.

E al piano terra un biliardino. Sempre impegnato dai ragazzi. Che però non urlano, non fanno casino. E non imbrattano i muri, non gettano carte per terra, non fanno scritte coi pennarelli negli armadietti (anche perchè qualche anta è fatta di un materiale per cui è possibile scriverci sopra e poi cancellare..) e non incidono frasi come "Ingo e Annika 3 metri sopra il cielo" sul legno.

Insomma, un tipo di scuola lontana anni luce dalle scuole del nostro paese. Ovviamente questo è un esempio limite (ed è quello che ci ha confermato anche il partner danese) ma sembra incredibile che - in tempi in cui la scuola italiana si trova a dover affrontare gravissimi problemi di bullismo - in altre parti il problema sia spostare il biliardino dalla parte del bar a quella dove c'è la amministrazion, perchè così dà meno fastidio alle classi che studiano, ed in più - la posizione di fronte all'amministrazione - frena i ragazzi dal giocare troppo frequentemente.

Comunque, per visionare questo mondo a parte, vi consiglio di andare a vedere la fotogallery.
Qui invece trovate qualche disegno e foto dello studio che credo abbia fatto il progetto.

Bye bye.