August 17, 2007

SCUSA, MA TI CHIAMO FURBONE!




Da pochi giorni ho finito di leggere il libro di Federico Moccia che vedete a fianco.
Premetto che non ho mai letto uno dei suoi due libri più famosi (3MSC e HVDT, con le avventure di Babi e Step) e mai mi sarei sognato di farlo in quanto li ritenevo un genere a me totalmente estraneo. Se poi pensavo alla trasposizione cinematografica ed all'attore che impersonava Step, ecco che questa mia idea si rafforzava sempre più.
Vorrei inoltre aggiungere a titolo di cronaca - e poi finisco l'introduzione a questo post - che invece Francesca li ha letti entrambi e, non contenta, ha anche pianto mentre li leggeva.

Vi chiederete quindi come mai invece sono finito a leggere quel tomo di 600 e passa pagine che è "Scusa ma ti chiamo amore". Beh, come dice il proverbio, a caval donato non si guarda in bocca. Mi è stato infatti regalato, e non potevo dire "guarda, questa volta hai forato. Lo posso cambiare?". E poi si stava avvicinando il viaggio di nozze: tante ore di volo, tanti momenti per leggere, e quindi un librone grosso grosso e leggero come contenuti era l'ideale. Sia per me che per Francesca.

E così, di ritorno dalla California mi sono messo a leggerlo (Francesca lo aveva già fatto mentre eravamo là, ed i suoi commenti non erano per niente rassicuranti..).

Mamma mia che polpettone! Non voglio addentrarmi nel merito della storia, ma concentrarmi in quella che è la responsabilità che Moccia si deve prendere dopo aver mandato alle stampe un libro del genere.

Anzitutto Moccia è veramente un furbone. Conscio della marea di lettori (anzi, lettrici) che lo seguono da quando ha messo in circolazione gli altri 2 libri, ha giocato molto su quelli che sono, secondo me, i loro punti deboli (e, di conseguenza, i punti di forza su cui andare a calcare la mano quando si pensa alle vendite del libro): storia d'amore da sogno, frasi brevi, concise, tipo slogan, citazioni di canzoni di Robbie Williams, Antonello Venditti, Eros Ramazzotti, AUTO-CITAZIONI (per ben due volte viene citato "3 metri sopra il cielo"), richiami a film celebri. Un mondo quindi che i teenager sentono particolarmente vicino, e che quindi porta loro a dire nel forum dedicato al libro "Tu ci capisci, parli di noi come nessun altro".

E probabilmente è anche vero, ma il signor Moccia ha fatto anche i conti con le responsabilità che, indirettamente, si è messo sulle spalle (sempre che abbia una morale che gliene faccia rendere conto)? Chi lo spiega ai suoi lettori più sensibili che una storia con uno di 20 anni più grande (soprattutto se il più piccolo ha 17 anni) può esistere ma difficilmente avrà futuro? Non è un fatto di differenza anagrafica di età bensì di esperienze. Una storia come quella tra Niki e Alex è assolutamente deleteria per un adolescente, deforma completamente la realtà, accelera i tempi (già comunque troppo veloci) di crescita dei giovani. E quando avranno 27 anni (cioè dopo 10 anni di relazione!!) cosa sarà rimasto a loro da "esperienziare"?

Ci sono poi una serie di punti in cui veramente Moccia fornisce modelli di comportamento a mio avviso totalmente errati ai giovani. All'inizio del libro parla del BBC, il "Bum Bum Car", una corsa in cui vengono prese una serie di auto e fatte scontrare come se fosse un autoscontro del luna park. Sarà probabilmente anche una cosa che realmente esiste, ma c'è bisogno di parlarne anche nel libro, oltreutto facendola passare come una cosa assolutamente normale e priva di rischi? Non bastano le pagine di cronaca dei quotidiani o i servizi al telegiornale?

Tutto il libro poi è ricco di riferimenti a marchi e prodotti, come un enorme pubblicità (forse perchè il protagonista è un pubblicitario?): Mercedes classe M, Apple, iPod, Red Bull ecc...

Quasi 700 pagine di superficialità, banalità e luoghi comuni che dipingono alla perfezione il vuoto di questi tempi. Vuoto nel quale vivono, vegetano e spesso annegano i ragazzi di oggi, e che Moccia - come un astuto pubblicitario - ha compreso, sfruttato per il proprio tornaconto (sia economico che di affermazione personale) e contribuito ad alimentare.

Mi sono poi chiesto, prima di leggere il libro, come mai fosse passato da Feltrinelli alla Rizzoli. Ora che ho finito di leggere il libro, mi piacerebbe (ma so di essere un sognatore) che la risposta fosse: "Qui alla Feltrinelli non abbiamo ritenuto opportuno pubblicare un libro palesemente contrario a quella che è la nostra linea editoriale, fondata su valori e principi morali assolutamente inesistenti in questo manoscritto.".

Infine, nello scrivere questo post, mi è tornato a mente un libro - quello sì pubblicato da Feltrinelli - sempre sul mondo della pubblicità e delle responsabilità dei creatori di slogan e spot e che lessi tanti anni fa. Si intitolava "LIRE 26.900" (poi con l'euro è diventato "EURO 13,89") ed era scritto da Frederic Beigbeder, un ex-pubblicitario pentito.
Chissà se Moccia lo ha mai sentito nominare? In caso negativo, visto che sulla copertina di "Scusa.." c'è scritto che la lettura è la sua grande passione sin da ragazzino, spero che trovi il tempo per farlo.
E se c'è qualche suo fans che legge questo post, sarebbe così gentile da consigliarglielo?
Grazie.

2 comments:

Anonymous said...

Good for people to know.

second.hand.vinyl said...

What do you mean? Can you explain please?